"UDIENZA DEL PAPA CON I RAGAZZI DEL PROGETTO POLICORO"

Il lavoro non è per pochi raccomandati”

Udienza al progetto «Policoro» nato 20 anni fa per aiutare i giovani disoccupati del Mezzogiorno: “Troppi ragazzi disoccupati”, in Italia il 40% sotto i 25 anni; compito della Chiesa è incoraggiare e sostenere

 

LA STAMPA – 15.12.2015 - IACOPO SCARAMUZZI

 

CITTÀ DEL VATICANO

 

«Il lavoro non è un dono gentilmente concesso a pochi raccomandati: è un diritto per tutti!». Lo ha detto il Papa nell’udienza al progetto «Policoro», della Conferenza episcopale italiana, creato venti anni fa da don Mario Operti per i giovani disoccupati del sud. Sottolineando che il lavoro, a differenza della pigrizia, è una «vocazione» e che la Chiesa ha un ruolo nell’incoraggiare e sostenere quanti, perdendo il lavoro, hanno perso anche la loro dignità, Jorge Mario Bergoglio ha ricordato il drammatico dato della disoccupazione giovanile in Italia, dove i ragazzi sotto i 25 anni sono senza lavoro al 40%, e denunciando che in simili condizioni un giovane rischia di ammalarsi, cadere nelle dipendenze o suicidarsi.  

 

 

 

«Vent’anni fa nasceva il Progetto Policoro, frutto del Convegno ecclesiale di Palermo», ha ricordato Bergoglio. «Il progetto veniva alla luce con una volontà precisa: quella di individuare risposte all’interrogativo esistenziale di tanti giovani che rischiano di passare dalla disoccupazione del lavoro alla disoccupazione della vita. Nel suo tentativo di coniugare il Vangelo con la concretezza della vita, questo progetto rappresentò da subito una grande iniziativa di promozione giovanile, una vera occasione di sviluppo locale a dimensione nazionale. Le sue idee-forza ne hanno segnato il successo: la formazione dei giovani, il lancio di cooperative, la creazione di figure di mediazione come gli “animatori di comunità” e una lunga serie di gesti concreti, segno visibile dell’impegno di questi venti anni di presenza attiva». 

 

 

 

«Ogni lavoratore – ha detto Francesco – ha il diritto di vederla tutelata, e in particolare i giovani devono poter coltivare la fiducia che i loro sforzi, il loro entusiasmo, l’investimento delle loro energie e delle loro risorse non saranno inutili. Quanti giovani oggi sono vittime della disoccupazione! E quando non c’è lavoro, rischia la dignità, perché la mancanza di lavoro non solo non ti permette di portare il pane a casa, ma non ti fa sentire degno di guadagnarti la vita. Oggi sono vittime di questo. Quanti di loro hanno ormai smesso di cercare lavoro, rassegnati a continui rifiuti o all’indifferenza di una società che premia i soliti privilegiati, benché siano corrotti, e impedisce a chi merita di affermarsi. Il premio sembra andare a quelli che sono sicuri in se stessi benché questa sicurezza sia stata sviluppata nella corruzione», ha proseguito Bergoglio tra gli applausi. «Il lavoro non è un dono gentilmente concesso a pochi raccomandati: è un diritto per tutti!». 

 

 

 

«Il mio invito è quello di continuare a promuovere iniziative di coinvolgimento giovanile in forma comunitaria e partecipata». Spesso, ha denunciato Bergoglio, «dietro a un progetto di lavoro c’è tanta solitudine: a volte i nostri giovani si trovano a dover affrontare mille difficoltà e senza alcun aiuto. Le stesse famiglie, che pure li sostengono – spesso anche economicamente – non possono fare tanto, e molti sono costretti a rinunciare, scoraggiati». E «cosa c’entra la Chiesa con la mia situazione? La risposta è stata la testimonianza e qui voi potete dare la vostra testimonianza, quel corpo a corpo con chi ha bisogno di coraggio, di sostegno. Qui potete fare la vostra parte: sostenere le nuove energie spese per il lavoro; promuovere uno stile di creatività che ponga menti e braccia attorno a uno stesso tavolo; pensare insieme, progettare insieme, ricevere e dare aiuto: sono queste le forme più efficaci per esprimere la solidarietà come dono. E qui c’entra la Chiesa, che è madre di tutti, accomuna tutti».  

 

 

 

Francesco ha incoraggiato il progetto Policoro a continuare nell’impegno di «sviluppare progetti a misura d’uomo: progetti rispettosi della dignità di chi li realizza e di chi ne beneficia; progetti che sappiano dare il giusto valore allo sforzo profuso, ma anche al meritato riposo; progetti concreti per esigenze concrete. Così i giovani riscoprono la “vocazione” al lavoro: Vocazione al lavoro, è uno dei tratti della dignità umana, non c’è – ha sottolineato il Papa – la vocazione alla pigrizia, al lavoro sì. Il senso alto di un impegno che va anche oltre il suo risultato economico, per diventare edificazione del mondo, della società, della vita. Spesso l’idea del lavoro come “realizzazione” della persona è stata confusa con un certo modello di ricchezza e di benessere che spinge a ritmi disumani. Non sia così per voi: è meglio educare le giovani generazioni a cercare la giusta misura. Alla scuola del Vangelo si impara ciò che è veramente necessario, perché la nostra vita non ci sfugga dalle mani inseguendo gli idoli di un falso benessere», ha detto ancora il Papa sottolineando che «è anche una responsabilità di evangelizzazione, attraverso il valore santificante del lavoro: non – ha proseguito tra gli applausi – di un lavoro qualunque, non del lavoro che sfrutta, che schiaccia, che umilia, che mortifica, ma del lavoro che rende l’uomo veramente libero, secondo la sua nobile dignità». 

 

 

 

Il Papa argentino ha concluso l’udienza con una riflessione a braccio: «Il vostro lavoro io l’ho molto a cuore, soffro quando vedo tanta gioventù senza lavoro, disoccupata, pensate che qui in Italia da 25 anni in giù quasi il 40 per cento è senza lavoro, cosa fa un giovane senza lavoro? Si ammala, deve andare dallo psichiatra, cada nelle dipendenze, si suicida… le statistiche dei suicidi giovanili non sono pubblicate! Ma si escamotaggia così (vivono di espedienti, ndt), o cerca qualcosa che gli dia un’ideale e fa il guerrigliero: ma pensate, questi giovani sono la nostra carne, sono la carne di Cristo, e per questo il nostro lavoro deve andare avanti per accompagnarli e soffrire in noi quella sofferenza nascosta, silenziosa che li angoscia tanto nel cuore».  

 

 

 

Infine un’Ave Maria: «La Madonna guardava san Giuseppe come insegnava a lavorare Gesù, preghiamo perché ci insegni ad aiutare a trovare lavoro e lavorare a tanti giovani». L’udienza, introdotta dal cardinale presidente della Cei Angelo Bagnasco, è proseguita con le testimonianza di alcuni giovani del progetto Policoro, che hanno denunciato tra l’altro le false promesse elettorali, il provincialismo e la presenza della criminalità organizzata. Presenti il cardinale emerito di Palermo Paolo Romeo e il segretario generale della Cei Nunzio Galantino. Tra i presenti un gruppo di detenuti della Casa di Reclusione di Sant`Angelo dei Lombardi (Avellino). 

 

 

 

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