Amélie si racconta: alla scoperta del CIJOC

Il CIJOC o ICYCW, “International Co-ordination of Young Christian Workers”, ha lo scopo di coordinare i 60 movimenti nazionali del giocismo. Con questa intervista andiamo a conoscere Amélie, che fino a poco tempo fa ha ricoperto l’incarico di Presidente di questa bella realtà.

 

Amélie, parlaci un po’ di te!

Sono Amélie Peyrard, ho 27 anni e sono metà francese, metà italiana. Sono nata e cresciuta in Francia, ma mi fa piacere ricordare mio nonno, uno dei tanti italiani che decisero agli inizi del Novecento di partire alla ricerca di un lavoro.

Com’è la situazione del movimento giocista in Francia?

La JOC, “Jeunesse Ouvrière Chrétienne”, nasce nel 1927 su iniziativa di padre Guerin, un prete che rimase colpito e ispirato dalle azioni di Cardijn nel vicino Belgio. Fin dalla sua creazione, il movimento ha avuto una grande importanza nella società e nelle chiese francesi. Oggi la JOC è presente in quasi tutte le diocesi di Francia, suddivise, come la GiOC, in zone guidate da responsabili. C’è poi una squadra di 18 permanenti che ha il compito di gestire e coordinare i lavori dell’intero movimento.

Come sei venuta a contatto con la JOC?

La mia storia con la JOC non è una coincidenza: sono nata in una famiglia della JOC, mia nonna fu militante JOC e i miei genitori si conobbero con le attività del movimento, ci sono stati però un paio di eventi importanti che mi hanno permesso di diventare una militante convinta. Il primo a 13 anni, quando fui invitata ad un evento nazionale della JOC che radunò 30.000 persone sul tema del “vivere insieme”. Questo momento mi fece comprendere la dimensione di massa del movimento e l’importanza dell’azione della JOC nel mondo del lavoro, nella società e nella Chiesa. Il secondo momento, a 16 anni. I responsabili della mia federazione mi invitarono ad una formazione regionale, ci andai da sola e lì iniziai a capire il metodo e l’importanza della Revisione di Vita. La JOC infatti cambia la vita di ogni persona perché il progetto è prima di tutto un percorso, una missione personale. Solo dopo, infatti, la missione diventa collettiva: avendo analizzato e capito la realtà, si agisce insieme per cercare di cambiare le cose.

E’ stato difficile il passaggio da JOC a CIJOC?

Il passaggio di responsabilità da JOC a CIJOC è stato complesso: se prima tutto ciò faceva comunque parte della sfera del volontariato, con il CIJOC il mio impegno è diventato un lavoro a tempo pieno. Con questa esperienza ho imparato a prendere in considerazione le diverse realtà del movimento giocista, i differenti modi di “fare la GIOC”.

Qual è stato il momento più bello dell’esperienza al CIJOC?

Il mandato nel CIJOC è stato un’esperienza unica, con tanti momenti bellissimi. Tra i più importanti ricordo le mie visite nei diversi paesi per incontrare i giovani nei loro ambienti di vita, ascoltare le loro esperienze e le loro testimonianze. Un momento emozionante vissuto con il CIJOC è stato il Consiglio Internazionale, che ho organizzato e coordinato nell’agosto 2016 in Corea del Sud. Emozionante perché è stato un momento di scambio internazionale per tutti responsabili della GIOC del mondo. Per due settimane abbiamo vissuto insieme e abbiamo identificato le priorità per costruire un futuro migliore. E’ stato bellissimo vedere i responsabili dei diversi paesi prendere la parola e raccontare cosa fa la GIOC nei diversi paesi.

Qual è, secondo te, il punto di forza del movimento?

La forza del movimento è stiamo sempre all’inizio. Cardijn diceva che la GIOC, si ricomincia una volta, due volte, tante volte... Ed è vero! Può essere difficile ripetere le stesse cose che i responsabili hanno fatto prima di noi, ma è anche un punto di forza del movimento. Essere un giovane e poter prendere responsabilità in un movimento come la GIOC è un opportunità enorme! Certo, dobbiamo essere accompagnati per aiutarci ma senza dimenticarci che siamo noi i protagonisti del movimento.

E un punto sul quale il movimento deve ancora lavorare?

Non è sempre facile riconoscere i punti di debolezza del movimento. Una difficoltà credo sia legata allo sviluppo degli assistenti. Oggi diventa sempre più difficile avere assistenti a tutti livelli della GIOC: per accompagnare i gruppi e i consigli nazionali. I giovani, per crescere nelle responsabilità, hanno bisogno di loro e spesso, se non c’è un assistente o un accompagnatore, il gruppo non dura nel tempo. L’accompagnamento è un punto essenziale del movimento: la GIOC è nata perchè un adulto, un prete agli inizi del Novecento iniziò ad interessarsi alla vita dei giovani lavoratori.

Stando a contatto con le 60 GiOC del mondo, cosa pensi della realtà italiana?

La GiOC è bellissima! Direi che sono stata fortunata perché, stando a Roma, la realtà italiana è quella che ho potuto conoscere di più. Ciò che mi ha colpito della GiOC è l’importanza che i militanti danno al metodo di Cardijn e anche la profondità con cui viene vissuta la Revisione di Vita. Vi incoraggio quindi a portare avanti questo metodo, che in 80 anni ha rivoluzionato le vite di milioni di persone nel mondo e a proporlo ai tanti giovani d’Italia! Ne hanno bisogno, ne abbiamo bisogno!

 

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