Settimana comunitaria Mirafiori (TO)

Settimana comunitaria - Mirafiori, Torino 

Avete mai provato a vivere per quattro giorni di fila, 24h su 24h, con le stesse persone cercando di incastrare i vostri impegni con quelli del gruppo? Cercando di adattarvi alle abitudini delle altre ventitré persone? Avete mai provato ad alzarvi un’ora prima la mattina nonostante la vostra sveglia suoni alle sette passate per poter fare colazione tutti insieme? Noi si. Noi di terza tappa (due gruppi dell’ascensione e uno della Pentecoste) ci abbiamo provato e nonostante mille difficoltà siamo riusciti a fare tutto nel migliore dei modi. 

Abbiamo passato quattro giorni interi diversi dal solito; certo, siamo abituati a stare insieme ai campi durante l’estate, ma qui si parla di quattro giorni a fine aprile, si parla di quotidianità. Ecco forse questa è la parola chiave di questi giorni: la nostra quotidianità è diventata quella di tutti. 

Oltre a condividere la giornata, ci sono stati i momenti di gruppo che a differenza di sempre, abbiamo fatto tutti insieme. Siamo stati supportati (e aggiungerei SOPPORTATI) dalle suore operaie, suor Sabrina e suor Valentina, che nonostante non ci avessero mai visti sono state in grado di farsi subito voler bene (e diciamocelo, a diciotto anni è difficile voler subito bene a una suora), aiutandoci nelle riflessioni; e a proposito di queste, l’argomento al centro della nostra attenzione è stato proprio quello delle relazioni, in particolare: la relazione con i nostri modelli, coloro da cui traiamo esempio ogni giorno, a cui vorremmo assomigliare o al contrario, a cui non vorremmo assomigliare mai; la relazione con le persone intorno a noi “emarginate”, che non hanno legami stretti o che magari non vogliono averne; e infine la relazione con i vari gruppi e ambienti che viviamo, tra cui proprio gruppo in chiesa! 

Probabilmente questi giorni, che tra l’altro sono stati chiesti e voluti proprio dai ragazzi, hanno senz’altro dato conferma del gruppo forte che si è formato in questi anni, e credo che siano anche stati un modo per capire che (e questo vale per tutti gli ambienti che viviamo) non sempre possiamo ragionare in maniera egoistica: se faccio parte di un gruppo, le mie abitudini e il mio volere non può sempre sovrastare quello degli altri, c’è bisogno di adattarsi. 

Dal canto mio, animatrice di questi ragazzi, posso solo essere contenta di come sono cresciuti dalla prima media, anzi di come SIAMO cresciuti tutti e del percorso che abbiamo fatto, dall’altra parte sono un po’ triste per il fatto di doverli lasciare, nonostante sia giusto il distacco. 

Spero che ognuno di voi abbia provato o possa provare l’esperienza della settimana comunitaria perchè probabilmente da quel tocco in più, sia che si viva da animato che da animatore! 

Carola. 

 

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