Giovani e Sud

Introduzione

L’ esperienza vissuta in Gioc, con il mandato di Assistente Nazionale, dal 2014 al 2017, mi ha fatto maturare come uomo e come presbitero. Attraverso la realtà associativa della GiOC ho avuto modo di costruire delle relazioni con i giovani militanti e con tutti gli adulti accompagnatori e con tutti gli assistenti delle diocesi di Torino, Alba, Biella, Rimini, Brescia, Taranto e Foggia. Un legame particolare di rete l’ho tessuto con l’Ufficio Nazionale di Pastorale Sociale e del Lavoro (CEI) e con tutta la realtà del Progetto Policoro. Un scambio continuo di confronto e di dibattito, con un percorso strutturato e condiviso tra la Segreteria Nazionale della GiOC e la Presidenza Nazionale d’ Azione Cattolica, mi ha strutturato sia spiritualmente e sia pastoralmente, acquistando esperienza di vita ecclesiale. Un ricordo bello, che mi porto con me, consiste nell’ aver conosciuto, la Congregazione Religiosa delle Suore Operaie, che affiancano la GiOC nei territori di Brescia e Torino.

Fare un pezzo di strada in Gioc sicuramente ti cambia la vita e di tutta l’esperienza fatta nei circa 4 anni ... mi porto nello zaino della vita... un patrimonio indelebile della fantastica avventura fatta con e per i giovani militanti della GiOC.

Non si può uscire dalla Gioc, ma bisogna starci e realizzarla, come persone liberi ed innamorati, con gioia e passione, felici e pazienti, restando sempre attaccati alla Gioc come il buon Dio l’ha voluta, annodati come un nodo alla fune.

Terminato il mio mandato in GiOC e rientrato in Calabria, nella mia diocesi d’ appartenenza di Mileto-Nicotera-Tropea, il vescovo mi ha affidato l’ufficio di Pastorale Sociale e del Lavoro.

Da questo osservatorio provo a leggere la realtà del mondo giovanile del che cosa vivono i giovani al Sud?

Contesto sociale

Chi va -

In questo momento al sud e nei territori calabresi si vive una instabilità nelle dinamiche giovanili. Dopo la maturità, i giovani, circa il 70% vanno via e non tornano più, perché si inseriscono nel mondo universitario e poi nel mondo del lavoro altrove. Si avverte, dentro le loro storie di vita, la voglia di fuggire via, il desiderio di andare lontano dalla propria terra e il bisogno di riscatto fuori dal proprio territorio e poi poter dire anch’io ce l’ho fatta.

 

Chi resta -

Il 30% dei rimanenti non vogliono affatto affrotare i problemi del territorio. Manca la voglia del riscatto nel proprio territorio. Poco lavoro nel terziario e nella piccola e media impresa. Lavoro instabile, in nero, sommerso e mal pagato. E come esistono i giovani invisibili, esistono giovani lavoratori invisibili, senza speranza di occupazione vera. Serpeggia fortemente la sfiducia e si entra nel torpore della rassegnazione. Si diventa piagnoni e si aspetta che altri facciano qualcosa. Vi è una schiera grande di giovani NEET.

Problemi strutturali

La non voglia di fare impresa o cooperazione viene dettata dal fare subito e fare per un facile guadagno, calpestando leggi, norme e regole. Credo, non si tratti solo di questione di mentalità, ma le diverse questioni, sono legate ad un passato e presente dove il tema dell’etica sociale e civile, è stato sempre calpestato. Manca un ethos di riferimento e delle buone prassi come modelli di riferimento.

Uno dei fattori, che più incide sulla qualità della vita al sud, a mio avviso, rimane il cattivo rapporto con la cosa comune, per via del radicato mal costume d’ anteporre sempre e comunque i propri interessi personali e familiari, trascurando quelli collettivi e del bene comune. Questa degenerativa modalità di pensiero affonda le radici nella palude del tirare a campà e le cause portano:

  • All’inefficacia azione sociale e politica corretta, onesta, libera.

  • Alla questione ambientale in cui versano le nostre città e i nostri territori: strade dissestate, con tanta immondizia, non curate

  • Al volano turistico che non decolla: luoghi bellissimi, trascurati, chiusi… invece di pensare a vera industria del turismo per 12 mesi all’anno.

  • Ancora poche amministrazioni mostrano di essere innamorate della loro gente, del loro territorio e che sanno spendere bene e tutto il denaro pubblico che arriva.

  • Si ha l’impressione che sopra tutto aleggia “un’ombra nera” che tutti controlla e sfrutta per sé, e che tutti conoscono ma nessuno ne parla ad alta voce.

  • Serpeggia ancora la cultura nei vari servizi pubblici, dal più piccolo al più grande che tutto si offre e si riceve per raccomandazione, per conoscenze… e non perché è dovuto.

  • Ovviamente, e senza cadere nella facile retorica, in tutto questo imperversa l’azione di una delinquenza che continua ad espimere l’estrema condizione d’ignoranza di chi ne fa parte, che è costante fonte di pericolo per i giovani anche nelle rormali attività di vita quotidiana.

Sono problemi che si possono affrontare e risolvere mettendosi insieme tutte le forze “pubbliche, private, ecclesiali “che condividono questo bene comune, facendo proposte, denunce di situazioni di peccato e investendo forze, denaro e beni.

Potenzialità

  1. Fare impresa con l’agricoltura specializzata per l’ottimo clima e configurazione del territorio, uliveti, vigneti, ortaggi, frutta ecc., il territorio si presta affichè i giovani si invogliano per ritornare alla terra in modo nuovo ed intelligente, per riprendere in mano i territori coltivati e incolti.

  2. In Calabria si può fare turismo 12 mesi l’anno. Mare e montagna in poco meno di 50 km. Ciò denota poca mentalità ad avviare processi di sviluppo sul turismo e inoltre la paura di dover fallire.

  3. La cooperazione e l’aggregazione giovanile possono essere determinanti per impiantare una nuova mentalità organizzativa sia sul piano lavorativo, sia sul piano socio-politico e di sostegno vicendevole.

  4. Vi è necessità di impiantare, in modo serio, medie e grandi industrie che sviluppino attorno a sé altre piccole imprese e artigianato specializzato.

 

Criticità

Esiste molta paura e poca voglia di mettersi in gioco, per mentalità e per i forti poteri trasversali di massoneria e mala vita organizzata.

 

I giovani e la realtà delle chiese del sud

  1. La religiosità popolare molto formale e folkloristica invade il loro vissuto e però manca di un vero cammino evangelico. È necesssario uscire fuori dal solo culto, fatto da tante pie pratiche devozionali, non tutte da buttare ma alcune da trasformare e solo messe per osare cammini di vera evangelizzazione con i pochi giovani e adulti che hanno voglia di spendersi ed in ciò il Progetto Policoro può essere determinante come la militanza GiOC e AC

  2. La solitudine dei giovani nella crescita umana, culturale, sociale e spirituale, determina un restare abbandonati a se stessi. Sono bloccati e affogati nei loro sogni e mai realizzati, delusi e scoraggiati e infine anche con la paura di pensare.

  3. Le parrocchie fanno fatica ad aiutare i giovani della fascia di età 20-35 anni ad essere protagonisti nei processi di crescita per la loro vita e per il cammino di fede. Manca una proposta educativa vera per loro. Questo è reso difficile anche perché negli anni precedenti (età delle Medie e delle Superiori) vi sono poche proposte di percorsi educativi perseveranti se non qualche evento o spot o pochi incontri per i sacramenti fine a se stessi e poi la fuga

 

Scommettere sui giovani

  • Bisogna avviare progetti educativi di forte spessore culturale, sociale, ambientale, legale e campi scuola per sostenere il rapporto fede-vita.

  • Uscire da questo contesto di morte sociale pauroso per cofrontarsi con altre realtà giovali del Nord-Italia e con l’Estero.

  • Aprire gli occhi ai giovani e dire loro con schiettezza che non tutto è perduto.

  • Dare speranza ai giovani al sud e che le chiese del sud abbiano il coraggio della Profezia.

  • Volontà di riscatto per la loro terra e voglia di emergere per non essere considerati di seconda classe e per non cadere nello slogan gli sfigati del Sud.

  • Avere l’opportunità di cercare strade diverse da ciò che li circonda, delinguenza ed omertà ed immaginare che un sud diverso per i giovani è possibile, ma insieme.

  • Trasmettere ai giovani la passione autentica di restare al sud per costruire un sud migliore: un rinascimento umano e cristiano, perché il Vangelo è rivoluzionario.

  • Trovare la forza ed il coraggio di passare dai segni del potere, al potere dei segni. Dai segni del potere, criminale, mafioso, volgare, violento, prepotente, al potere dei segni: riutilizzo dei beni confiscati alla ‘ndrangheta, l’impegno delle giovani cooperative di servizio e di volontariato, il tenere in ordine il territorio che diventi accogliente e migliori la qualità della vita, i servizi siano veramente per il bene comune.

don Pietro Carnovale

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